Che cos’è
La Stereofonia:
Facciamo un piccolo salto in dietro nella storia della registrazione sonora.
Thomas Alva Edison annunciò l’invenzione del fonografo il 21 novembre 1877. Questo oggetto era stato concepito con lo scopo di registrare e riprodurre una voce umana; una puntina traduceva la pressione sonora in un’incisione meccanica tracciando un solco su un cilindro di ottone ricoperto di carta stagnola (sistema di trazione a manovella). La riproduzione avveniva facendo in modo che la puntina che scorreva sul solco sollecitasse una sottile membrana di materiale elastico che a sua volta metteva in eccitazione le molecole d’aria a lei circostanti emettendo così il suono.
Dal 1887 fino al 1931 l’evoluzione dei metodi di registrazione-riproduzione del suono si protese esclusivamente a migliorare la qualità di tali sistemi che però rimanevano in grado di captare, immagazzinare e riprodurre informazioni legate ad un unico canale microfonico. Nel 1931 Alan Dower Blumlein brevettò dei sistemi di utilizzo dei microfoni, a tutt’oggi impiegati nel campo della registrazione sonora, basati sull’impiego di 2 di microfoni registrati simultaneamente su canali separati da riprodursi simultaneamente ciascuno su un altoparlante dedicato:
nasceva così la Stereofonia.
Questo breve accenno per introdurre la sostanziale differenza che c’è tra monofonia e stereofonia.
La monofonia è basata sull’ascolto di un’unica sorgente sonora ad es. le televisioni provviste di un unico altoparlante posteriore oppure le radioline che si trovano in regalo nelle confezioni di detersivo (quelle con la forma di palla da tennis o da calcio). Si parla di monofonia quando un ascoltatore è posto di fronte ad un unico altoparlante che riproduce del suono. Si potrebbe definire come sorgente monofonica anche una persona che parla.
Quando si parla di stereofonia ci si riferisce invece ad un ascolto di un materiale audio adeguatamente registrato per essere riprodotto da due altoparlanti posizionati in maniera da formare un triangolo equilatero con la testa dell’ascoltatore.

La stereofonia infatti si propone di consentire, tramite tecniche di registrazione e riproduzione del suono, la riproduzione della scena sonora originale, simulandone le tre dimensioni (larghezza, altezza e profondità), nonché di mantenere l’equilibrio timbrico e tonale dell’evento originale, cosa che è impossibile quando la riproduzione è effettuata da un unico altoparlante.
Per poter analizzare correttamente questo procedimento dobbiamo partire dall’applicabilità base della stereofonia prendendo in esame, ad es., la registrazione di un’orchestra realizzata unicamente con 2 microfoni posizionati correttamente a formare un configurazione stereo rispetto alla sorgente sonora (in questo post però non ci occupiamo di definire quale sia questa posizione: le tecniche di ripresa stereofonica sono un argomento trattato e sviscerato in molti libri e l’argomento è troppo vasto per essere incluso in questo breve articolo). Il microfono che, rispetto all’orchestra, punta a destra verrà poi riprodotto sull’altoparlante destro del sistema d’ascolto e viceversa il sinistro.
Il principio della stereofonia si basa sul fatto che il cervello ed il sistema d’ascolto dell’uomo riconoscono la provenienza di un suono dalla differenza, tra le orecchie, di livello e tempi di arrivo: se un cane abbaia alla mia destra il suono che emetterà, oltre ad arrivare più forte al mio orecchio destro, arriverà dopo al mio orecchio sinistro e queste informazioni, elaborate dal mio cervello, mi indicheranno che il cane si trova a destra.
Se perciò i microfoni che riprendono l’orchestra saranno posizionati in maniera da rispettare questo criterio ed il loro segnale sarà riprodotto separatamente su due altoparlanti, posizionati in configurazione stereo rispetto all’ascoltatore, il risultato sarà che alle orecchie di chi ascolta arriveranno tutte le informazioni necessarie ad illudere il proprio cervello che il flauto si trova in una certa posizione piuttosto che in un’altra anche se in realtà, nella posizione dove sembra esserci un flautista c’è una scrivania o un pezzo di libreria.
Quando infatti lo stesso segale audio viene emesso simmultaneamente dai due altoparlanti, se le condizioni per l’ascolto stereofonico sono rispettate, si avrà la sensazione che al centro si materializzi la così detta “sorgente fantasma”. E’ il caso della voce, ad es., che nei dischi viene percepita sempre come centrale. Se tutto il programma audio è riprodotto interamente sia a destra che a sinistra siamo in presenza di quello che viene definito dual-mono, che si differenzia dal sistema di ascolto “mono classico” che è formato unicamente da uno speaker.
Alcune considerazioni:
L’ascolto con l’ipod non può essere definito ascolto stereo perchè non rispetta le condizioni necessarie pe essere definito tale, infatti, il segnale del canale destro arriverà solo all’orecchio destro e non anche all’orecchio sinistro con minor livello e diverso tempo d’arrivo, e viceversa il sinistro. L’ascolo in cuffia è definito ascolto binaurale. Le registrazione effettuata con criteri di stereofonia interaurale (orecchie esposte al suono di entrambi gli altoparlanti) ascoltata in cuffia non consentirà all’ascoltatore una precisa localizzazione dei suoni ed il cervello interpreterà le informazioni sonore come provenienti da sopra-dietro la testa e non più frontalmente.
Va comunque precisato che esistono delle tecniche microfoniche che consentono a chi ascolta in cuffia una corretta localizzazione delle sorgenti ma tali tecniche, se ascoltate su impianti stereo tradizionali, prestentano problematiche analoghe.
Anche gli impiamti stereo nelle automobili non consentono un adeguato ascolto stereofonico perchè la testa dell’ascoltatore non è posto sul vertice di un virtuale triangolo equilatero formato con gli speakers.
La stereofonia vera e propria è perciò un’utopia nel mondo reale ma resta il fatto che, se confrontata all’ascolto mono, la gradevole sensazione di profondità e di apertura fanno ancora la differenza.
Spero presto di scrivere qualcosa sui vari formati d’ascolto partendo dal mono per arrivare al multicanale. Tenete d’occhio il blog!




21 responses so far ↓
1 Vittorio Grieco // ago 10, 2008 at 12:20 pm
Interessante..ma per i sistemi 5.1 non hai nulla da dirci? Io al fatto dell’equilatero non avevo mai pensato, pur disponendo le casse così, intuitivamente.
2 docmau // set 19, 2008 at 6:44 am
Una disamina dell’olofonia, quando potremo leggerla?
3 Roberto // set 19, 2008 at 7:24 am
Spiegazioni accurate ma semplici nell’esposizione allo stesso tempo: continua cosi’!
4 Roberto // set 19, 2008 at 9:02 am
Bravo.
Ma oggi chi ha il tempo per sedersi su una poltrona al centro dei vari baracchi ?
Ricordo l ‘emozione quando ascoltai Nowhere Man del Beatles con le voci totalmente da una parte e la musica dall’ altra. Lo usavo a dimostrazione della stereofonicità del mio stereo !
5 Willy // ott 16, 2008 at 4:54 pm
Ottimo articolo. Secondo me un buon impianto stereofonico è sempre la cosa migliore per ascoltare la musica.
6 PLuca // dic 19, 2008 at 8:39 am
Ciao,
grazie per l’ennesimo interessante articolo!
A proposito della stereofonia, da quando ho adottato il sistema a rack con pre, multieffetto e finale, ho sempre sfruttato la stereofonia. Capisco che usando due casse affiancate l’effetto è molto relativo, ma la profondità del suono è comunque molto bella da ascoltare.
Puoi dirci qualcos’altro sul suo utilizo in campo chitarristico o cmq a livello di Band? (tastiere, amplificazione batteria, etc)? sarebbe molto interessante
grazie!
PLuca
7 giorgio // feb 4, 2009 at 12:31 pm
Sono molto graditi questi “flash” su argomenti che spesso si danno per scontati; mi auguro che questo spazio resista nel tempo e possa diventare un luogo di scambio di idee e non solo.
Buon lavoro.
8 Roberto 2 // feb 11, 2009 at 7:28 pm
Negli anni 70 lo stereo era un sogno. Allora si prendevano 2 radio, una coi toni bassi e l’ altra coi toni alti ..e ci pareva di volare. Anche per me Nowhere Man è stato il battesimo della stereofonia e resta ancora un mistero come la puntina del giradischi, in un solo solco, leggesse 2 tracce audio.
9 Francesco // feb 11, 2009 at 11:32 pm
Bene Bravo Bis!
Semplice da leggere e utile per chi davvero ama ascoltare musica. Attendo con speranza un post sui vantaggi e gli svantaggi della qualità sonora su vinile … una questione ancora oggetto di dispute!
10 Roby // feb 15, 2009 at 1:01 pm
Ah… la mitica puntina del mitico giradischi sull’altrettanto mitico impianto stereo degli anni ‘70….
Bell’articolo, spero si sviluppi ulteriormente, per la gioia di noi audiofili nonchè musicodipendenti.
Buon lavoro a tutti
11 Marco // apr 10, 2009 at 11:27 pm
Ottimo articolo,non eccessivamente approfondito ma che dà un’ottima percezione della differenza tra mono e stereo che a volte, tante, si sottovalutano specialmente nell’hard disc recording…non sento la nostalgia del vinile, in fondo si va avanti per migliorare…rimane un bel ricordo…continuate così…
12 gian // apr 19, 2009 at 1:13 pm
interessante ma anche io sono surioso di capire l’evoluzione del segnale a mono, stereo e dolby surround, 5+1 oppure l’olofonia.
Chi ne sa qualcosa?
13 gian // apr 19, 2009 at 1:14 pm
….un’altra cosa: ma se volessi suonare la chitarra in stereo cosa dovrei “mettere” nei due canali?
14 Uruk-Hai // mag 18, 2009 at 11:10 am
Interessante
complimenti per l’esposizione semplice e chiara.
E pensare che sento fantomatici professionisti che dicono “e che te ne fai dei monitor?? puoi mixare in cuffia!” eheeh:D
ciau!
15 Paolo // mag 24, 2009 at 12:29 pm
gian, per esempio il segnale non effettato a destra e quello effettato a sinistra…
16 giorgio // mag 24, 2009 at 12:55 pm
ottimo!
stavo proprio cercando di informarmi suq uesto argomento, che effettivamente è molto vasto, e dovrò ancora cercare sulle tecniche di registrazione, oltre che l’ascolto.
grazie mille, come sempre un buon articolo che può essere capito da tutti!
17 Bassbara // mag 27, 2009 at 7:16 am
Molto interessante, grazie
18 Nicola // mag 27, 2009 at 1:44 pm
Articolo interessante e ben redatto.
In effetti l’aspetto che trovo più difficile durante un mixaggio é trovare il “le direttive giuste di lavoro” per compensare le differenze di resa sonora che si hanno in cuffia, sull’ Hifi, sull’autoradio ecc…
C’é sempre da imparare e sperimentare.
Grazie!
19 Fausto // mag 28, 2009 at 5:02 am
Da Fausto, mi hai chiesto di esprimermi.
Allora nella nostra tradizione il suono è la
matrice della costruzione universale.
E lo studio della stereofonia è un fattore di base
per un musicista.
Per prima cosa si deve comprendere bene che abbiamo 2 orecchie non a caso e 2 cervelli.
Detto questo l’elaborazione finale avviene nella parte rettile più antica di noi.
Quindi bisogna tener presente di dare almeno
22 Msecondi di ritardo tra il suono percepito dall’arecchio destro sul sinistro. vale a dire il tempo minimo dell’elaborazione di un cervello allenato alla percezione.
Nella nostra tradizione la comprensione della rifrazione verteva su questi studi.
(L’uso dell’alphorn e corni vari)
Ma il massimo è nello studio della rindondanza
nella danzadei caracolanti della Valpantena
Il suono binaurale
ciao Franz
20 Giusy // giu 1, 2009 at 3:50 pm
Durante i concerti il fonico è solitamente posizionato in fondo alla stanza, di fronte al palco. Lui regola i suoni in maniera ottimale dalla sua posizione: è per caso lui una punta del triangolo equilatero? Perchè, mi sono sempre chiesta, se è lui a sentire bene, com’è possibile per il resto del pubblico che è distribuito sotto al palco, nei pressi di una cassa ecc. percepire egualmente bene? Quanto senso ha in un locale dove il pubblico è ovunque, ottimizzare il suono per una posizione sola?
21 Cristian // gen 26, 2010 at 9:25 pm
Ciao, discorso semplice ed efficace, anche se auspichiamo che riusciate ad essere sempre più approfonditi, ma tempo al tempo…per rispondere a Giusy, ovviamente il fonico è nella posizione ideale, a 3/4 della profondità della sala solitamente, oppure ai 3/4 dello spazio sonoro occupato dalle casse. Tuttavia le casse sono disposte in modo da coprire adeguatamente lo spazio sonoro e dunque, tranne per chi sta proprio sotto il palco, anche le altre posizioni, pur non essendo quelle “ideali”, permettono un ascolto più che decente…spero di essere stato chiaro…ciao a tutti!
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