Last night you came home with the girl with you?
Bene per voi. ![]()
Diciamo che, come apertura di un disco, Last Night potrebbe essere una bella introduzione, almeno per una miriade di dischi Pop.
Questa di per sè non è un’accezione negativa anche se, a dire il vero, non mi ha entusiasmato particolarmente la melodia grata ed incerta che caratterizza il pezzo, soprattutto per quel che riguarda la parte vocale.
Poi, la riproduzione casuale di Myspace porta il lettore su RUSH HOUR IN NY.
La melodia di basso e piano inquieta, mi aspetto un colpo di scena da un momento all’altro ed infatti eccolo che arriva, come fossero dei colpi di pistola accompagnati da un riff di chitarra acido ed un sintetizzatore anni ‘80 che alzano inevitabilmente l’interesse nei confronti della band lombarda.
A questo punto cerco l’indice dei brani di “So Yeah” e decido di seguirlo per scoprirne il senso.
Il ritmo in levare e la distorsione chiusa di Little Funny Toy mi fanno battere le dita sulla scrivania e mi portano le orecchie verso sonorità decisamente più stoner mentre, quando attacca la parte vocale, mi riecheggia il modo di fare di Brian Molko. Il connubio è elegante e fresco tanto da alzare ulteriormente il livello di gradimento di “So Yeah”.
Vado avanti, Backface. Più scarna e grezza della precedente ma ancora più interessante, nonostante siano meno presenti parti elettroniche “un po’ troppo alla Muse”. Forse la migliore. E’ qui che probabilmente si sente la matrice melodica ed “arrabbiata” che può fare la differenza in un gruppo Rock, magari anche dal vivo. E sono situazioni come queste che permettono di mantenere alta la soddisfazione. ![]()
Continuo il viaggio, anzi la sosta in questo “”. Le stanze sono pulite, la ritmica è incalzante, i suoni distinti e precisi, il tutto con una bella melodia britannica.
Qualora dovessi intraprendere un nuovo viaggio nel comasco certamente sosterei nuovamente all’Egomotel. ![]()
Complessivamente il risultato di “So Yeah” soddisfa molto.
Non mi piace dare voti, fare paragoni con altri gruppi né tantomeno con in mostri sacri del Rock. Preferisco esprimere le mie sensazioni in base a quello che sento e che vedo. Ed in quest’ultimo punto gli Egomotel deludono un pochino. Al loro Space manca un po’ di personalità, i “ghirigori sixties” mi fanno pensare che starò per ascoltare del soul o del funky. Invece no. La copertina dell’album pure. Il logo mi fa pensare ad una band glam rock che sta spendendo le ultime vibrazioni delle proprie corde vocali in un night club. Ed invece no (per fortuna). Apprezzo invece le pubblicità americane anni ‘30/’40/’50 con la scritta Egomotel, ma c’entrano poco con il resto delle immagini.
Quindi, il mio consiglio è quello di fare un minimo di ordine e di pulizia comunicativa. Per noi ascoltatori/guardoni è importante.
Poi, molto convincenti le melodie pop e british (da non confondere con quelle britpop) e, altro umile consiglio, spingete sul distorsore, non solo con le chitarre ma con tutta l’intenzione, soprattutto vocale. Fate vibrare l’ugola, rendetela più calda, più sporca, anche se a pagarne il prezzo saranno le lezioni di canto. ![]()
Cristian per: http//www.ondaplugin.com





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