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Band: Curtis Jones and the Gossip Terrorist

marzo 31st, 2010 · No Comments

CURTIS JONES AND THE GOSSIP TERRORIST

Tra il Pulp e il Noir, Napoli diventa un deserto del centro America quando campeggia Curtis Jones e gli assassini del Gossip.

Il viaggio continua. Dove ci porteranno oggi i “Curtis Jones and the Gossip Terrorist”?

Sicuramente in America, sicuramente in una parte calda dell’America. Nel deserto.

Cominciamo subito con una bella voce possente, sensuale, con degli splendidi bassi in prima linea che ricordano molto la voce di Chris Isaac. Ed ecco che entra la chitarra col tremolo. Potevamo immaginarcelo ma va benissimo così. L’atmosfera è piuttosto triste, un uomo che osserva, contempla e con la calma e la presunzione del vincente attacca nel ritornello. Diciamo che in “Before the waves arrive” ci sono tutte le carte in regola per costruire la sceneggiatura di un cortometraggio, una storia tutta da costruire certo, ma con i colori e la scenografia suggerite dalla musica di Curtis ed i suoi amici.

“Space Invaders” rende ancora più l’idea sin dalle prime battute della batteria. Poi la voce ci porta su una Cadillac Cabrio a fare un giro per i boulevard californiani. A metà viaggio incontriamo anche un bell’organetto che, dopo un paio di riff, apre il sipario ad un assolo di chitarra suonata direttamente da Tarantino. La canzone è ritmata, il ritornello molto orecchiabile e passa velocemente, forse troppo velocemente.

Quindi “chep talk” la terza canzone che trovo sul player del loro MySpace. Meno profonda delle altre e più rockabilly sicuramente, il ritmo diventa incalzante, il tono di voce si alza e con lei anche la grinta del pezzo. Il filtro alla voce nel ritornello gli da un tocco vintage anni ’50 che si sposa perfettamente con il genere e rende ancora più curioso questo film in cui protagonisti sono sempre loro: “Gli assassini del Gossip e Curtis Jones”.

“Tropico of Cancer”, invece, parte con una chitarra acustica che scandisce le battute iniziali. Le dita quindi cominciano a tenere il tempo sulla scivania. Il ritmo è di casa sicuramente. La strofa passa serenamente, passa per il riff del bridge strizzando l’occhio ad una “Sommertime Blue’s” d’annata, per arrivare al ritornello che rimane subito nella testa dell’ascoltatore.

Melodia, sceneggiature western/pulp e un pizzico di anni ’50 sono le caratteristiche originali della band napoletana che sa sicuramente il fatto suo, sia per quel che riguarda la registrazione, impeccabile, sia per gli arrangiamenti delle canzoni, completi e con gusto.





Peccato non aver potuto vedere come si propongono nella veste live. Ho provato a spulciare nel web ma non li ho trovati. Quindi, mi fermo nella mia carovana nel deserto e mando un’altra volta il player in esecuzione. L’unica cosa che mi permetto di suggerire al Sig Curtis ed i suoi scagnozzi è quella di enfatizzare il più possibile la loro anima Tarantiniana e pulp rendendo più splatter l’immagine del gruppo…per il resto chapeaux!

Cristian per Scuolasuono.com

Tags: Recensioni

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