Ti piace il mondo della musica? Ti piace “smanettare” con mixer, cavi, microfoni? Ti piace registrare e modificare il tuo sound o quello della tua band al punto che ti vorresti costruire un piccolo studio di registrazione a casa tua?
Allora perché non intraprendere un corso per tecnico del suono?
Esistono svariati corsi per tecnico audio in giro per l’Italia e in giro per il web, più o meno costosi, più o meno validi.
Cosa bisogna cercare in un corso per fonico.
Beh principalmente, sarebbe il caso di domandarti di cosa hai bisogno o a cosa aspiri: vuoi solamente capirne di più sul vasto mondo dell’editor audio? Oppure ti piacerebbe che questo diventasse davvero il tuo lavoro?
Questo è importante, per potersi orientare meglio nella ricerca di un corso valido.
Vediamo cosa dovremmo cercare principalmente in un valido corso per fonico:
Innanzitutto, dovrebbe essere tenuto da professionisti del campo, sembra una banalità, ma più di qualche volta ci vengono propinati corsi con docenti non all’altezza.
Ecco alcuni temi che non possono mancare in un corso valido.
Un po’ di fisica del suono è fondamentale, per capire cos’è il fenomeno sonoro, come nasce, perché, come si propaga, come si comporta in certe situazioni, ecc.
Anche un po’ di tecnica fa molto comodo, per sapere come manipolare il segnale audio in tutte le sue sfaccettature.
Indispensabile è che si parli di tutti gli strumenti utilizzabili dal tecnico audio, della loro funzione e del loro giusto utilizzo. In ogni caso non possono mancare le spiegazioni dei mixer, dei microfoni, cavi, dei processori di segnale (ad esempio compressore, limiter, effetti, , equalizzatori e filtri. ecc.)
Ovviamente, non può mancare una parte sulla registrazione audio; cos’è la registrazione multitraccia, come funziona, i programmi utilizzati con annessa spiegazione delle loro funzioni più importanti, come costruire uno studio professionale di home recording, ecc.
Alcune delle scuole più famose e valide, sicuramente sono da citare la APM (Alto Perfezionamento Musicale) di Saluzzo, che offre molti corsi per tecnici audio, con ottimi docenti e un’ottima struttura di lavoro.
Altra scuola molto importante e molto valida è la SAE di Milano, che non tratta solo corsi di audio ma anche di makin Video. Anche questa con ottimi docenti e un’ottima struttura.
Queste scuole e tutte le altre sparse per la nazione, hanno solo un piccolo inconveniente…bisogna essere presenti fisicamente alle lezioni, cosa che purtroppo non tutti possono fare. Ecco che per questo motivo sono nate delle scuole on line, scuole che mettono a disposizione video tutorial con buoni docenti e riguardanti tutti i temi più importanti che un tecnico audio dovrebbe sapere.
L’efficacia di queste scuole sta nel fatto che puoi seguire il corso tranquillamente da casa tua e soprattutto quando vuoi e quando ne hai tempo.
Un altro punto a favore di queste scuole online sta nel non richiedere investimenti esorbitanti! Che al giorno d’oggi non è poco vero?
In maniera esplicitamente autoreferenziale una di queste scuole da segnalare è ovviamente la mia che mette a disposizione dei video tutorial molto chiari e facili da seguire, anche da principianti; è dotata di un centro assistenza valido a detta degli allievi stessi e di un forum privato molto utile per confrontarsi con gli altri aspiranti fonici che seguono lo stesso percorso.
La prima impressione appena ho aperto il MySpace di Chiara Ragnini, o meglio Ceanne Mckeewww.myspace.com/ceannemckee, è quella di una ragazza semplice, una chitarra, una voce dolce e soffice. Poi spingo play e la musica conferma che a volte l’impressione NON inganna. Così apro direttamente la galleria delle immagini e quella dei video. Le immagini confermano ancora una volta la mia “impressione iniziale”, poi i video: “Ovunque Proteggi di Capossela”. Mi preparo, la recensione potrebbe rivelarsi molto interessante.
Mi concentro ora sulla musica di Ceanne Meckee e sulla musica del suo album “Wonderland”, autoprodotto e promosso su diverse web radio e presentato in varie occasioni live. Bene.
La prima canzone che ci accompagna in questo viaggio nella “terra magnifica” è “All my pleasure”, un ritmo latino scandito da una presente chitarra acustica ed una melodia anglosassone che sposa perfettamente la voce di Chiara.
Il primo brano lascia spazio ad “Aria”, sono curioso di scoprire il risultato del cambio di scelta linguistica. L’atmosfera è sempre la stessa, spiagge caraibiche, noci di cocco e orchidee. Questa volta le parole non lasciano libero arbitrio all’immaginazione, “aria” è chiaramente un inno all’amore, il testo è tutt’altro che criptico, il significato è chiaro e sincero: “W l’Ammore”.
“La nostra canzone”, ancora in italiano. Questa volta nel testo e nella musica è celata un pizzico di tristezza, anzi, di blues. Eh sì perché la frase “forse non basterà” nasconde in sé una piccola possibilità che questa storia potrebbe non andare a buon fine. Sembra più un corteggiamento alla “Cyrano De Bergerac” e, personalmente, apprezzo molto di più questo lato della poesia.
Arriva così “i’m the One” contenuta in “Wonderland” ed estratta come singolo. Effettivamente molto orecchiabile e melodica. Se andiamo a scavare nelle soronità di questa canzone troviamo anche delle radici più rudi, più “rock”, è facile trovare Alanis Morissette, 4 No Blonde ed altre ballate acustiche al femminile. Anche la copertina mi convince molto di più, almeno rispetto a quella scelta per l’intero album.
Esattamente, se “proprio proprio” volessimo trovare un difetto a Ceanne (visto che i critici veri lo fanno sempre!!!), la copertina di Wonderland non soddisfa ne’ la gola ne’ il palato, un’immagine un po’ troppo gotica che non rispecchia la dolcezza e la melodia contenuta nell’album.
Ma, lasciando perdere il difetto e lasciandoci trasportare dalle emozioni suscitate, trovo in Ceanne un’energia positiva e un entusiasmo fuori dal comune, vi invito ad ascoltare l’intervista ed a convergere con me e con le mie sensazioni. Inoltre la ragazza…mah non vi dico niente, se ancora non l’avete fatto scaricatevi ed ascoltatevi ciò che Chiara Ragnini, o Ceanne McKee ha da dirci!
Come ad ogni consueto appuntamento mi infilo le cuffie e procedo con l’ascolto, infilo gli occhiali e continuo con le immagini.
Ascolto visivo.
Vado a colpo sicuro su www.myspace.com/dietrasfer e vedo su sfondo nero 4 quadrati di colore differenti e che da poco è uscito l’EP “Plastic Machine”, guardo la foto del profilo e mi chiedo “chi suona cosa” e, soprattutto, “a chi appartiene quale colore?”.
Mentre mi faccio di queste domande tolgo la riproduzione casuale dal lettore di mayspace e comincio “il trasferimento”.
La prima canzone e “Dark Place”, una voce confusa tra gli strumenti continua a quanto sia duro il viaggio introspettivo nei meandri bui delle nostre persone. Purtroppo non sono, in realtà riuscito a capire esattamente cosa dicesse il cantante, un po’ perché la scelta linguistica è l’inglese, un po’ perché effettivamente la voce in questo brano è sotto gli altri strumenti, probabilmente una scelta della band.
Dalla prima canzone, a volte, è possibile farsi una vaga idea del gruppo, vediamo cosa succede. Quando parte la batteria di “the villain” capisco che qualcosa sta cambiando. La chitarra ritmica continua con il suo riff in power cord “stile punk” a tenere alto il ritmo del pezzo, mentre la voce ha un tono predicatorio, come se parlasse ad una folla, come se all’alba di ogni frase il cantante si gonfiasse il petto di significati e li sputasse direttamente nelle casse dell’ascoltaore.
“Sunrise”, ora è il basso a dettare il ritmo del branno. Sembra più solare questo brano. Qui forse vongono fuori tutti gli “Editors” che sono in loro (senza nessun tipo di offesa ovviamente), li sento nel tempo della batteria e anche nella voce, forse un pelo incerta, forse per la lingua.
Mentre parte “Changing our ways” mi faccio accompagnare dall’incalzo del ritmo e dalla curiosità a sbirciare tra le foto della band. Pochi live, la band probabilmente è di nuova formazione, ma ci sono numerose foto che li ritraggono in sala di registrazione “Garage Studio”. Scivola anche “Love you shave you loose you” con la sua ritmica ben definita e la voce plana sui riff di chitarra senza virtuosismi o piroette strane, si comporta anch’essa come uno strumento.
Il finale è decretato da “break away”, pezzo più che altro strumentale con un coro forse già sentito nelle precedenti canzoni. “Break away” è, secondo me, il pezzo adatto alla chiusura di un lavoro alla registra zio, un’ottimo outro, forse il migliore dell’EP per il semplice fatto che è azzeccatissimo nella posizione e nel significato che esso rappresenta nel lavoro.
Complessivamente mi piace il progetto Die Transfer, il gruppo, la strumentazione, le scelte dello studio e, ovviamente, la musica prodotta. Sarò felice di poter contattarli per farci due chiacchere e capire qualcosa in più sul nome, testi scelte “foniche” ecc. ecc. Ovviamente il mio parere non è un giudizio bensì un’”opinione alla pari” e, se dovessi un giorno risentire la band di Treviso, mi piacerebbe che ci fossero dei testi in italiano e che ci fosse anche un pelo più di sicurezza nei suoni, giusto per aiutare a catturare l’attenzione.
“Take me to the Microphone” – In questo modo Gavin (Rhys Ifans) esordisce quando sale a bordo della prima radio pirata britannica, “Radio Rock”, al largo del mare del Nord (tratto dal film “The Boat that Rocked” basato sulla storia vera della prima radio rock inglese sorta su una vera e propria nave per fuggire dal controllo del governo).
Era il 1966 e stavano nascendo le prime radio pirata in tutto il mondo.
Era il 1966 e l’unico modo per ascoltare musica rock in Inghilterra era sintonizzarsi sulle radio pirata.
Era il 1966 e, per fortuna, la voglia di sintonizzarsi sulle radio pirata è stata più forte di quella del governo inglese nel bandirle.
Ora è leggermente diverso, ma non più di tanto.
Quelle che erano le radio pirata si sono “legalizzate” ma c’è ancora un piccolo grande mondo poco esplorato, poco conosciuto. La musica emergente.
Mi chiamo Cristian e mi piace l’idea di poter dare la possibilità di dare più spazio agli artisti emergenti, così mi sono organizzato con Francesco di ScuolaSuono.com ed abbiamo realizzato un appuntamento settimanale podcast: “RadioScuolaSuono”.
Come funziona “RadioScuolaSuono”?
E’ semplicissimo. Se sei un artista emergente (o conosci qualcuno che lo è) invia la richiesta di recensione a recensioni@scuolasuono.com , io personalmente mi preoccuperò di sbirciare all’interno del tuo/vostro/loro myspace e, se riterremo interessante il progetto, la recensione finirà in prima pagina!
E fin qui niente di nuovo. Ci avevano già provato, mi dicono…
La novità arriva adesso!
Che ne dici di pubblicare su ScuolaSuono.com una vera intervista radiofonica podcast nella quale andremo a pubblicizzare il tuo progetto ed a commentare la realizzazione dei pezzi con il tuo aiuto e quello della band?
Parleremo degli aspetti artistici, tecnici e produttivi e daremo la possibilità all’intero pubblico di ScuolaSuono.com di ascoltare i tuoi pezzi!
Per realizzare l’intervista è sufficiente avere un contatto Skype. Niente di più facile!
Ricapitoliamo i passaggi fondamentali:
richiedere la recensione a recensioni@scuolasuono.com
aspettare una conferma
comunicare il proprio contatto Skype
registrare la puntata
ascoltare, e farla ascoltare
ascoltare e farla ascoltare
ascoltare e farla girare
…..
Gli anni Sessanta, sono stati affascinanti, ma sono finiti. Ora abbiamo gli anni ‘10 e dobbiamo goderceli alla grande! “Take Us To The Microphene”.
Per quanto mi riguarda, mi chiamo Cristian, ho 26 anni e sono di Riccione.
Le lettere di presentazione le comincio tutte così, non so fare altrimenti. Oltre alle informazioni sopra indicate posso dirvi che mi sono solo laureato ad Aprile 2009 in Marketing e Comunicazione all’Università di Urbino portando come Tesi di Laurea “Marketing e Musica, applicazioni non convenzionali” all’interno della quale mi sono “divertito” a spiegare le strategie di comunicazione volte alla promozione ed alla gestione di un programma radiofonico da me condotto in una piccola radio del riminese.
Inoltre faccio anche io parte del fantastico mondo della musica emergente in quanto suono in una band sempre del riminese e quindi l’argomento trattato in “RadioScuola Suono” mi sta particolarmente a cuore.
Per quel che riguarda le mie passioni, tutto ciò che è comunicazione mi esalta. Mi piace pensare che ci sia ancora la possibilità di aver tempo di raccontare e raccontarsi. In ogni modo, non importa come. Bene, mi pare di aver detto tutto.